{"id":6816,"date":"2016-04-24T13:43:32","date_gmt":"2016-04-24T11:43:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tracarte.it\/?p=6816"},"modified":"2016-04-24T13:43:32","modified_gmt":"2016-04-24T11:43:32","slug":"mario-merz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tracarte.it\/?p=6816","title":{"rendered":"Mario Merz"},"content":{"rendered":"<p>Mario Merz nasce a Milano il 1 gennaio 1925 da famiglia di origine svizzera e cresce a Torino. Durante la guerra lascia la Facolt\u00e0 di Medicina e si unisce al movimento antifascista \u201cGiustizia e Libert\u00e0.<br \/>\nNel 1945, imprigionato per un anno alle Carceri Nuove di Torino, esegue disegni sperimentando un tratto grafico continuo, senza mai staccare la punta della matita dalla carta.<br \/>\nNel 1954 tiene la prima personale presso la Galleria La Bussola a Torino, dove espone disegni e quadri i cui soggetti rimandano all\u2019universo organico e dai quali emerge la conoscenza dell\u2019Informale e del linguaggio dell\u2019Espressionismo Astratto americano. Nel 1959 sposa Marisa, artista che diventer\u00e0 sua compagna inseparabile e nell\u2019agosto del 1960 nasce la figlia Beatrice. La coppia si trasferisce in Svizzera, poi a Pisa, per tornare a Torino dove Merz realizza una serie di \u201cstrutture aggettanti\u201d, opere volumetriche intese come possibile fusione dei mezzi espressivi di pittura e scultura. Partecipa a mostre collettive in Italia e all\u2019estero inclusa la Societa\u2019 Promotrice delle Belle Arti a Torino.<\/p>\n<p>Dalla met\u00e0 degli anni Sessanta il desiderio di lavorare sulla trasmissione di energie dall\u2019organico nell\u2019inorganico lo porta a realizzare opere in cui il neon trapassa oggetti di uso quotidiano quali un ombrello, un bicchiere, una bottiglia, il proprio impermeabile. Incontra a Torino il critico Germano Celant, che conia il termine \u201cArte Povera\u201d e lo include tra gli esponenti del nuovo linguaggio. Partecipa alle prime mostre del gruppo.<br \/>\nCon l\u2019adozione della forma dell\u2019igloo, intorno al 1968, avviene lo sganciamento definitivo dal piano bidimensionale della parete. I primi igloo vengono presentati al Deposito d\u2019Arte Presente a Torino. Negli anni produce ciascun esemplare utilizzando i materiali pi\u00f9 vari, sviluppando ogni volta nuove relazioni con i contesti incontrati.<\/p>\n<p>A partire dal 1970 inizia a usare la serie numerica di Fibonacci, all\u2019interno della quale riconosce un sistema capace di rappresentare i processi di crescita del mondo organico. A Berlino, dove soggiorna per un anno nel 1973, ospite del Berliner K\u00fcnstlerprogramm, indirizza la propria ricerca sul tema dei tavoli, intesi quali elementi unificanti, fondamentali per la costruzione di una possibile \u201cCasa Fibonacci\u201d. Le principali collettive includono Kunsthalle, Berna (1969), Biennale di Tokyo (1970), Kunstmuseum, Lucerna (1970), Documenta 5, Kassel (1972), Biennale di Venezia (1972). Tiene la prima personale negli Stati Uniti presso il Walker Art Center, Minneapolis (1972).<br \/>\nDalla seconda met\u00e0 degli anni Settanta sviluppa una rinnovata frequentazione con la pratica pittorica e si dedica a una serie di opere dove l\u2019igloo, le fascine, i numeri al neon, i tavoli e gli ortaggi includono pacchi di giornali. La prima personale in un museo europeo \u00e8 alla Kunsthalle, Basilea, seguita dalla mostra all\u2019Institute of Contemporary Art, Londra (1975). Partecipa alla Biennale di Venezia (1976 e 1978).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Merz nasce a Milano il 1 gennaio 1925 da famiglia di origine svizzera e cresce a Torino. 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